Tasse e fucili

Ormai non si potrà più dire che le opposte fazioni politiche siano ai ferri corti. I ferri corti non bastano più dal momento che ormai si minaccia il ricorso alle armi da fuoco ( ! )
La lotta politica è ridotta così ad una scaramuccia a suon di schioppettate
 

Sarebbe interessante assistere, magari in ripresa diretta, ad un dibattito parlamentare con i protagonisti in assetto di guerra!.
Se poi la battaglia venisse trasferita sulle strade e nelle piazze, lo spettacolo sarebbe più grandioso e … divertente …
Lasciamo lo scherzo e consideriamo l’infelice espressione uscita dalla bocca di uno degli esponenti della nostra politica come effetto di un colpo di sole agostano. Speriamo che ci sia chi lo aiuti a rinfrescarsi un poco. Egli infatti ha minacciato senza mezzi termini ai fucili ( sic!)
La molla che ha fatto scattare la sua reazione è la costatazione dell’eccessiva tassazione a cui sarebbero sottoposti i cittadini italiani.
Egli certo non è il solo a lamentarsi della situazione.
Se vogliamo ridurre la questione a una domanda che sale al labbro di molti e raggiunge anche noi ministri della chiesa, ponendo un problema etico, questa è : Dobbiamo pagare le tasse,
sì o no?
Per chi legge la santa Scrittura, la risposta non può che essere positiva. Leggiamo :” State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati .” (1Pt.2,13)
Del resto anche Gesù, come è detto nel Vangelo, pagò le tasse, allorché invio Pietro a recarsi in riva al lago ove pescò un pesce con una moneta in bocca. Con questa Gesù pagò il tributo per sé e per l’apostolo.
Alla domanda Dobbiamo dunque rispondere: pagare le tasse è un dovere.
Occorre tuttavia fare alcune necessarie puntualizzazioni.
Innanzitutto la tassazione deve essere giusta ed equa. Perché tale sia,se si tratta di imposta diretta, la tassa deve rispondere alla misura del tassa del servizio corrispondente; negli altri casi essa deve tener conto della reale possibilità  economica del contribuente, per cui chi ha di più deve pagare di più, chi ha di meno deve pagare di meno.
Mi spiego con un esempio lampante.
Si sa benissimo che l’erogezione del carburante per gli automezzi è la gallina dalle uova d’oro per impinguare le casse del fisco. Infatti il costo reale per litro del carburante stesso sarebbe di per sé inferiore di almeno di due terzi, se non fosse gravato, da una super
Tassazionr statale. Continuando orbene a fare il pieno accorre continuamente sia il modesto operaio che, con la sua utilitaria, deve recarsi quotidianamente al lavoro, sia il nababbo che con la sua fuori serie se la spassa continuamente. Entrambi pagano in questo caso, la stessa tassa:, è una palese ingiustizia.
Quanto poi alle imposte dirette, se io pago , con il francobollo, la tassa per un efficiente servizio postale, e poi la lettera arriva con mesi di ritardo, la tassa che io ho pagato è ingiusta e l’equivalente mi dovrebbe essere restituito.
Chi potrebbe allora rimproverare al tassato ingiustamente di rifarsi in qualche altro modo?
Se vogliamo poi insistere su questa corda, diremo essere difficilmente comprensibile che ad alcuni la tassazione venga resa obbligatoria con il prelievo preventivo sulla busta paga, ad altri più fortunati in partenza si conceda il beneficio della denuncia libera sulla fiducia…
A questo punto è facile sentirsi opporre dai nostri governanti la necessità di rimpannucciare le casse dello Stato, di operare il risanamento dei conti pubblici, di ridurre il debito pubblico e altro.
Queste ed altre simili espressioni non sono comprese dalla gente comune la quale guarda soprattutto alle sue tasche.
A questo punto il pensiero va all’invito che il capo del governo ha fatto alla Chiesa e ai suoi ministri perché invitino i suoi fedeli a pagare le tasse. Noi obietteremo, come qualcuno ha fatto, dicendo che la Chiesa dice ben altro e continuamente insiste nella predicazione del Vangelo che è soprattutto invito alla giustizia, alla equità, alla solidarietà, al soccorso dei poveri , alla redenzione dei ceti umili e non abbienti.

Bisognerebbe quindi cominciare con la riduzione della spesa pubblica, con la calmierizzazione dei prezzi al consumo e soprattutto col mettere mano ha quella riforma dello stato sociale che elimini spese esorbitanti, enormi sperequazioni retributive nella retribuzione del lavoro, nel ridimensionamento dell’apparato della pubblica funzione. Perché non ridurre, ad esempio drasticamente di almeno la metà il numero dei componenti il nostro Parlamento?
perché non abbassare convenientemente il tetto delle pensioni eccellenti ed alzare almeno di un poco quelle così ridicolmente basse?
Se tutto questo si cominciasse almeno ad intravedere, se non altro come impegno serio, seguito da fatti evidenti, non ci sarebbe bisogno di ricorrere ai fucili.
Non le pare signor Presidente del Consiglio?