Mi è stato chiesto di trattare un argomento che potesse essere di grande utilità per la nostra vita spirituale. Ho deciso di fermarmi a ragionare per me e per chi mi legge sulla Divina Parola. Spiego i motivi di questa scelta.
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Ho Scritto tanto sulla Parola perché ho meditato tanto sulla Parola. Devo dire che il Signore mi ha fatto la grazia fin da piccolo di essere affascinato dalla vocazione sacerdotale religiosa e quindi di essere immerso immediatamente in quella Sua presenza che è nella Santa Parola. Poi, divenuto sacerdote, mi sono domandato:”Come farò a distribuire secondo il comando di Gesù questa Parola se io non ne sarò completamente imbevuto?”. Di qui mi sono dedicato assiduamente ad approfondire il significato di ogni parte di questa Parola e siccome io sono abituato, lo sanno i miei amici, a meditare con la penna in mano, da questa meditazione sono scaturiti i miei libri di commento alla Parola , le lettere pastorali. Tutto qui, perché voglio essere coerente. Io non potrei dare nulla alla mia gente, ai miei bambini quando ero parroco, ai ragazzi quando adesso vado a fare le Cresime,non potrei dare nulla se non fossi imbevuto dalla testa ai piedi, nella mente , nel cuore, nell’intelletto, negli effetti di questa fiamma che scaturisce,capitemi bene tutti, dalla Parola di Dio, dal contatto con essa. Un altro motivo di questo assiduo approccio sta nel fatto che ho constatato che tra noi cattolici non c’è la stessa cura per la Santa Scrittura che possiamo lodevolmente constatare in altre confessioni religiose. Si sperava molto, dopo la celebrazione del Concilio, che una tale mancanza fosse corretta: vedo che così non è stato. Noi dobbiamo ritornare
alla Parola, naturalmente con la P maiuscola.
Vorrei davvero sentire tutti vicini e consoni perché trattiamo quì un argomento di fuoco. E se non diventiamo di fuoco né io avrò parlato bene, né voi avrete bene ascoltato. Ho tante cose da dirvi, ne ho il cuore gonfio, oltre che la testa. Spero di poter dire tutto ordinatamente, schematicamente e rapidamente, come sono solito, proprio perché chi mi segue capisca bene.
Comincio con un fatto di ieri, l’ultimo tocco alla preparazione a questa trattazione.Devo dire chiaramente, mi è venuto dal demonio, sì proprio ieri durante un esorcismo- si sa che faccio anche questo ufficio eminentemente episcopale- durante l’esorcismo, avevo tra le mani un povero fratello posseduto, ho preso un piccolo oggetto che ho nella mia cappella che ho portato come ricordo dalla Terra Santa ed è una miniatura in metallo di quei tabernacoli dove le sinagoghe del popolo eletto custodiscono il rotolo del Santo libro. E’ molto piccolo però ha un rotolino di Sacra Parola scritto addirittura in lingua originale, l’ebraico. Ho preso questo oggetto e lo messo sul petto del povero sofferente che era supino per terra e questo poveretto è stato immobile per circa u n’ora mentre io pregavo e urlava:” togli quella roba, togli quella roba è un macigno che mi uccide… “. E io prendevo in giro lo spirito del male:”… ma come un pezzo di carta?”. Lui risponde:” No, è un macigno che mi schiaccia”.
Non è la prima volta che il demonio mi testimonia della immensa grandezza che c’è nella Parola di Dio, anche nella sua stessa materialità. Ho ripetuto un’altra volta con un testo stampato.E’ una cosa incredibile…
Allora cominciamo la nostra riflessione dopo aver ascoltato l’insegnamento che il Signore ci ha dato addirittura attraverso il principe delle tenebre.
Vorrei dirvi perché insistentemente ho voluto trattare questo argomento. Innanzitutto perché siamo in quaresima e la quaresima è il tempo della Parola.Secondo motivo perché il Papa Giovanni Paolo II nella” NOVO MILLENNIO INEUNTE”, al numero 39, elencando i sette pilastri della chiesa del terzo millennio, dopo la santità, la preghiera, l’eucaristia, la confessione, il primato della grazia, pone l’ascolto della Parola e, per ultimo l’annunzio della Parola. Il Papa poi, nello stesso numero 39 del documento adopera quel termine che per la prima volta appare in un documento pontificio: la lectio divina. Il Papa dice di ritornare all’antico tradizionale uso monastico della lectio divina. Essa è una lettura meditata ed approfondita della Divina Parola. Terzo motivo per cui ho scelto questo argomento: perché mi ricordo della Dei Verbum, cioè della costituzione conciliare che si intitola appunto Dei Verbum, la Parola di Dio, che come quasi tutti i documenti del Concilio è stranamente e miseramente messa da parte, è stata disattesa, è disattesa. Quanti di voi – domando- hanno ogni giorno tra le mani la Santa Scrittura? Rispondetemi, rispondetemi per favore? Quanti cristiani cattolici hanno in mano ogni giorno il Santo Libro?
Nonostante la grande presa di posizione, nonostante i ripetuti inviti della Chiesa , purtroppo i nostri cattolici non hanno ancora compreso l’importanza della Parola di Dio. Ed è un guaio per noi maestri della Parola.
Dio è parola. Voi sapete che la prima frase della Bibbia è questa:” In principio Dio creò…” Dovete anche sapere che la prima frase del quarto Vangelo dice così: “In principio era la Parola”. In latino verbum, in greco logos. La parola era in principio. E subito dopo la parola era Dio. Attenzione io ho detto Dio è parola. Mi sono preso la libertà di capovolgere l’espressione: la parola era Dio. Quando Giovanni dice la parola era Dio allude al verbo divino, al divino logos, la seconda persona della Santissima Trinità. Parola che era stata pronunziata all’interno della Trinità Santa. E’ una parola trascendente, ineffabile, che sarebbe rimasta per sempre chiusa nella Trinità stessa se Dio non avesse avuto il bisogno di diventare parola esterna a se stesso. Dio quindi parola eterna, parola sussistente, parola trascendente, parola ineffabile, ha voluto diventare parola comunicata, al di fuori della immensità della divinità. Allora, che cosa ha fatto il nostro Dio? Seguite i passaggi: a dovuto prima di tutto creare l’interlocutore. E chi è l’interlocutore che può parlare a Dio? Siamo noi, è l’uomo. Quindi la prima parola pronunziata da Dio al di fuori della Trinità è la creazione. Vorrei che domandassimo ai Santi se è vero o no che tutto il creato è voce di Dio.
Secondo passaggio: quel Dio parola che ha voluto uscire da sé per comunicarsi, per rivelarsi, per automanifestarsi ha avuto bisogno di un interlocutore ed è stato l’uomo il primo depositario della sua parola, anzi, vorrei dire l’unico depositario perché l’uomo con la sua intelligenza è l’unico in grado di capire e di rispondere. A quest’uomo Dio, per sua infinita bontà ha voluto prima di tutto dire se stesso, cioè autorivelarsi.
Molto di questa autorivelazione che Dio fa di sé all’umanità, come dice il Concilio attraverso parole e fatti, parole che spiegano i fatti, fatti che spiegano le parole.
Ad un certo punto Dio ha avuto bisogno, ha voluto aver bisogno di trovare un luogo dove la sua parola risuonasse con sicurezza e fosse fermata,conservata e trasmessa. Allora il Dio parola diventa popolo. E’ la scelta con Abramo del popolo eletto, il primo depositario comunitario della parola, ossia del Dio che si autorivela, che si autocomunica.
Dentro questo popolo che è tutto profetico, il Signore ha suscitato i profeti. I grandi profeti ( è inutile che vi faccia dei nomi)… Il più grande, Mosè, quello che raccoglie dalle labbra e dal dito di Dio la parola. Quindi Dio diventa popolo, Dio diventa profezia. E’ qui il caso di specificare, ancora una volta il significato di “profeta”. Non si tratta di un indovino, di uno che prevede il futuro, bensì di chi, per superiore designazione superiore è trasmettitore della Parola, ossia intermediario tra Dio e l’uomo, come fù appunto Mosè, come furono tutti i profeti. Fratelli, il Dio parola – ecco un altro passaggio- diventa il Dio libro. Siamo nel secolo decimo terzo circa A.C. Comincia a formarsi quel Santo Libro che sarà completato almeno ben tredici secoli dopo. Ci pensate? Quel libro che abbiamo noi in mano è un libro formatosi in mille trecento anni. Ma, attenzione, ecco quì una osservazione importantissima:come ho detto prima il popolo depositario della Parola si è formato con Abramo e Abramo è vissuto nel diciannovesimo secolo A.C.; i primi testi biblici scritti sono stati raccolti nel periodo di Mosè, tredicesimo secolo A.C. Notate queste due date: diciannovesimo secolo- tredicesimo secolo. Ci domandiamo subito, per rispondere a certe altre confessioni che vi insistono, in questo periodo a quale libro attingeva Israele, il popolo di Dio? Nessun libro perché non c’era… Quindi il popolo eletto attingeva alla sua storia, ai suoi profeti, ai suoi capi, al suo sacerdozio e a quell’altra persona che nominerò per ultima. Dunque Dio parola diventa popolo, diventa profezia, diventa libro.
Siamo arrivati al centro della storia: Dio diventa carne, “ Et verbum caro factum est” ( Gv. 1,14). Il logos, quello che era in eterno presso Dio, quello che era Dio, divenne carne nel seno purissimo di Maria Santissima. Grazie Mamma, grazie…………grazie. Hai concepito la Parola. Poi i padri commentano: prima l’hai concepita in mente poi l’ hai concepita nel grembo.
L’ultimo libro della nostra Bibbia è del 100 circa d.C.; domando ancora una volta su quale libro si fondava la fede dei primi cristiani continuando a leggere in nuova luce, la luce pasquale, l’A.T? Dove si fondava la loro fede perché il libro del N.T. non c’era ancora? Si fondava sulla Chiesa viva, sulla Chiesa con le sue colonne che sono gli Apostoli, si fondava sulla predicazione e si fondava sullo Spirito Santo. Perché lo messo per ultimo? Perché questo Spirito Santo ha assistito attivamente come agente principale a tutte le fasi di questo progressivo autorivelarsi di Dio che abbiamo descritto. Lo Spirito Santo aleggia sulla creazione, lo Spirito Santo guida il popolo di Dio che accoglie la legge, lo Spirito Santo anima la profezia dell’A.T., lo Spirito Santo forma Gesù nel grembo di Maria, lo Spirito Santo ispira coloro che scrivono i santi libri che compongono la Bibbia. Si chiamano infatti agiografi. Santi scrittori vuol dire la parola agiografi perché, come dice la nostra santa fede sono libri ispirati, cioè dettati tra virgolette dallo Spirito Santo. Questo Spirito Santo – adesso tutto è chiaro- che dopo aver formato Gesù, dopo aver portato Gesù nel deserto, dopo averlo nuovamente inondato nel battesimo, lo manda a predicare, lo risuscita, lo accoglie nella gloria del Padre. Quello Spirito Santo che Gesù manda dal Padre sulla Chiesa alla quale Gesù aveva detto: “ io rimango sempre con voi”. Questo Spirito Santo è la presenza del Dio parola nella Chiesa che noi siamo. Lo Spirito Santo dunque è voce nella creazione, è voce nell’A.T., è voce nella profezia, è voce nel libro Santo, è voce in Gesù, è voce nella Chiesa. A questo punto devo dirvi:” Ma noi ascoltiamo questa voce oppure siamo coloro che ascoltano delle chiacchiere poi se ne dimenticano perché non danno loro nessun peso?”. E’ un’osservazione che si trova nella lettera di s. Giacomo apostolo:” Non siate soltanto uditori ma attuatori e facitori della Parola”(Gc 1,22).
L’ultimo argomento di riflessione che vorrei proporre è questo: dobbiamo essere uditori della parola. Se mi fate la domanda:”Dove la trovo la parola di Dio?”, vi rispondo: la troviamo nella nostra coscienza, la troviamo nella Chiesa, la troviamo nel Santo Libro. Attenzione, questo ordine è rigoroso: c’è prima la coscienza bene informata, poi c’è la voce della Chiesa, quella Chiesa che quando ancora non c’era il Santo Libro parlava e doveva farsi ubbidire ed era la trasmettitrice della voce di Dio che si autorivela, solo dopo viene il Santo Libro. Se voi dunque, togliete alla Bibbia la Chiesa e togliete la coscienza avete tolto tutto. Il libro diventa una qualsiasi opera d’arte. E vi assicuro che è un libro bellissimo…, anche solo letteralmente parlando; ma esso è molto di più, come mi disse una volta il demonio: “E’ potenza di Spirito Santo”. E’ la Chiesa che ce lo mette in mano, ce lo interpreta autenticamente, ce ne trasmette infallibilmente il significato.
Alcune confessioni cristiane dicono che la fede deve essere fondata unicamente sulla Scrittura: E allora quando non c’era la Scrittura su che cosa i cristiani e gli ebrei fondavano la loro fede? La fondavano sulla loro storia, sul loro magistero, su quello Spirito Santo che agiva nei loro capi, nella loro stessa vita che moltiplicava gli eventi, che moltiplicava i miracoli. Dio parlava così. Poi è venuta la Scrittura che la Chiesa ci mette in mano e ci fa leggere e ci aiuta a comprendere. Vi siete mai domandati perché ci sono tanti bei libri quasi contemporanei, addirittura anteriori all’ultima parte della nostra Bibbia, e non sono tuttavia entrati nell’elenco dei libri ispirati, sono ritenuti apocrifi e quindi non costituiscono parola di Dio? Perché la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo gli ha esclusi – a parte altre ovvie ragioni- dal canone dei libri ispirati. E’ la Chiesa, dunque, che ci propone la stessa Scrittura…
Adesso io devo fare il buon omileta: cristiani cattolici capite di aver in mano , con il Santo libro, una bomba benefica, una luce sfolgorante, una guida insostituibile? Invece di portare al collo una medaglia abbiate in tasca il Santo libro; io ho curato qui in diocesi una piccola edizione di uno dei quattro Vangeli, perché un Vangelo è quasi un sacramento come l’ Eucaristia.
Me lo ha detto tante volte il demonio, costretto a dirmelo, che la santa Scrittura letta, addirittura tenuta in casa, in camera, nella borsetta, in tasca è un quasi sacramento, quindi una grazia, un aiuto, una difesa, un viatico di vita.
Per questo il Concilio ha detto: tornino i fedeli cattolici ad avere tra le mani il Santo libro, lo sfoglino ogni giorno.
Attenzione – debbo essere molto severo -: la lettura della Bibbia, che è obbligatoria per un cattolico serio, non è affatto una lettura facile, non può essere una lettura superficiale. Come ho detto nei vari corsi di introduzione biblica che ho fatto quando ero parroco e che ho ripetuto anche in diocesi, essendo la Bibbia un libro formatosi lungo tredici secoli, non può essere letto come un libro sfornato ieri dall’ultima editrice, per comprenderlo bene ci vuole tutto quello che si esige per leggere e comprendere esattamente un qualsiasi libro dell’antichità. Bisognerà perciò decodificare il libro Santo da tutto ciò che è riferito alla cultura di quel tempo per poter sapere quello che Dio veramente vuole dirci e poi c’è tutto il cammino della interpretazione, della riflessione, della meditazione; ciò che insegna a fare la lectio divina. A tal proposito, niente è di più alieno da una corretta adesione, un corretto uso del libro santo che quella superficialità che ahimè oggi vedo serpeggiare anche in alcune aggregazioni, in alcuni gruppi cattolici. No, nessuno può leggere la Bibbia se non ha da buon alunno, da buon discepolo frequentato , o personalmente, o in scuole apposite un corso di introduzione biblica. Perché la Chiesa cattolica non tollera la pubblicazione della Bibbia senza note esplicative? Perché appunto il fedele che apre le tante pagine deve essere aiutato, deve essere guidato, dalla Chiesa appunto, da quella tradizione che – abbiamo detto- sia nell’Antico e nel Nuovo Testamento è precedente alla stesura dei libri santi, e ne ha addirittura guidato la formazione; deve essere guidato da quel magistero profetico il cui compito è quello di interpretare autenticamente la Santa Scrittura.
Ripeto, la Bibbia è un libro difficile come sono difficili tutti i libri dell’Antichità. Guai ad aprirli con superficialità. In questo caso vi direi: lasciate perdere.
Se uno con buona volontà si rende idoneo, con umiltà, con amore, con lungo studio, a capire, ad approfondire ed eventualmente ad insegnare agli altri, a penetrare i tesori del Santo Libro,allora io dico: apra continuamente queste pagine, vi troverà un torrente di luce e di consolazione, la risposta puntuale ai suoi più profondi interrogativi. Vi sfido tutti a fare questa esperienza…
Sono più di cinquant’anni che io sfoglio queste pagine, ogni giorno il Signore mi fa sentire in quelle parole che per caso ho ripetuto tante volte, magari distrattamente,qualche cosa di nuovo.
La Santa Scrittura è stata definita la lettera di Dio agli uomini. Io direi è il telefono di Dio con cui ci chiama continuamente. Certo io non approvo certe forme di lettura estemporanea della Bibbia. Come avviene certe volte- mi sono trovato anche io presente -per cui qualcuno apre a caso la Bibbia e dice:” in questa pagina il Signore ci dice”… No calma, calma; prima dobbiamo sapere cosa il Signore dice autenticamente; secondo le regole della ermeneutica classica, sia profana che sacra; in secondo luogo dobbiamo sapere cosa la Chiesa ci dice circa quel passo, quel tratto della Bibbia; poi con il lume che lo Spirito Santo ha dato alla Chiesa e a ciascuno di noi possiamo aggiungere quello che la Parola dice a me, dice a te in questo momento. Voi capite che stiamo affrontando un tema delicato ma anche un tema pericoloso. No, a differenza dei fratelli riformati, non ammettiamo quale regola della fede la sola Scrittura; perché, come abbiamo detto, c’è anche il magistero della Chiesa e la sacra tradizione regolata dalla presenza viva dello Spirito Santo.
Aggiungo inoltre, per completezza, anche quest’altra osservazione: noi tanto meno ammettiamo il cosiddetto libero esame. E’ quella opinione secondo cui ognuno personalmente legge la Bibbia e la interpreta a suo modo e ciò costituirebbe per lui la verità di ciò che legge. Di modo che, mettiamo, se Andrea legge il passo x e dice questo passo x della Bibbia vuol dire bianco e Giovanni, leggendo lo stesso passo x e dice: vuol dire nero, tutte e due le conclusioni sarebbero verità, il che è contraddittorio… Questo è il libero esame. No, nella Chiesa Cattolica, e sia benedetta, non vige il libero esame, vige la sua venerazione quasi come l’Eucaristia. Ricordate nella Messa la Processione con il Libro Sacro, l’incensazione al Libro Sacro, il bacio al Libro Sacro. Tutti segni di rispetto per il Sacro Libro, dinanzi al quale il demonio trema. Dunque noi ringraziamo la Chiesa che ci ha istillato questo rispetto al Libro Sacro. Ma il più grande rispetto che dobbiamo al Sacro Libro è di trattarlo non solo con umiltà, non solo con trepidazione ma anche con immensa volontà di ascoltare. Facendoci in questo guidare da Colei che è la prima uditrice della Parola. Colei che ha detto:” Signore eccomi, avvenga di me secondo la Tua Parola” (Lc 1,38). Questa parola bisogna conoscerla, penetrarla, assaporarla. Nella Bibbia c’è un passo in Ezechiele dove il Signore apparendo gli mette davanti un libro e gli dice:”Divora questo volume” ( Ez. 3,2; cf. Ap. 10. 8 ss.). Anche noi dobbiamo divorare questo libro. E’ un libro che può apparire amaro al palato ma è dolcissimo nelle viscere, cioè nel cuore.
Leggiamo in San Bernardo questo passo di un suo discorso: “Poiché sono beati coloro che custodiscono la Parola di Dio, tu custodiscila in modo che scenda nel profondo della tua anima e si trasfonda nei tuoi affetti e nei tuoi costumi: Nutriti di questo bene e ne trarrà delizia e forza la tua anima. Non dimenticare di cibarti del tuo pane, perché il tuo cuore non diventi arido e la tua anima sia ben nutrita del cibo sostanzioso”(LO. I, 166).
E’ un bel riassunto di quanto ci siamo sforzati di dire.
