Chi dopo il pontificato di Giovanni Paolo II e il suo incantevole rapporto con i giovani, ipotizzava con rammarico una qualche inversione di marcia nel nuovo pontificato, è stato seccamente smentito.
Chi, avendo visto nell’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede il rigido tutore della ortodossia cattolica, prevedeva in Benedetto XVI un papa incomprensibile e incompreso, rigido e arcigno e quindi poco amato dalle masse giovanili, è stato più volte smentito dai fatti e, se è onesto e sincero è obbligato a riconoscerlo.
Lo abbiamo visto a Colonia, nella giornata mondiale della gioventù cattolica; lo abbiamo visto, in diverse occasioni, a Roma; lo abbiamo visto in Brasile; lo abbiamo visto finalmente a Loreto nella stupenda “ agorà” dei giovani, dove il papa si è trovato a pieno suo agio in mezzo a centinaia di migliaia di giovani rumorosi e plaudenti che lo hanno affettuosamente e freneticamente applaudito e hanno dimostrato di amarlo e di sentirlo vicino come maestro e amico e per questo hanno dato sfogo senza ritegno al loro entusiasmo e alle loro acclamazioni.
Papa Benedetto e i giovani: un binomio ormai inconfutabilmente assodato e che , dopo le premesse cui abbiamo assistito acquisterà certamente una crescente evidenza, come è avvenuto per Giovanni Paolo II.
Non riferiremo nulla delle riflessioni profonde e avvincenti che il Papa , parlando spesso a braccio e provocando per questo il caloroso consenso di quella singolarissima platea, ha proposto agli uditori, anche perché – diciamolo chiaro anche ai giornalisti che sembra, non l’abbiano ancora compreso-
Gli interventi di Benedetto XVI, come quelli di tutti i grandi, sono difficilmente riassumibili e sintetizzabili, precisi e puntuali come sempre sono. Essi vanno perciò letti e compresi nella loro integrità e profondità per non correre il rischio di perdere tutta la fraganza e la profondità del loro contenuto. Di qui certe macroscopiche sbandate di certa comunicazione che si è condannata da sé.
Ci limitiamo allora a chiederci il perché di questa sintonia di un Papa anziano, di altissima levatura intellettuale e culturale, specie in campo teologico, con il mondo giovanile sempre esigente, sempre critico, schizzinoso ed incontentabile. La risposta a questo interrogativo servirà a noi adulti e responsabili che certamente avremo molto da imparare per bene impostare il nostro rapporto quasi mai facile con i nostri giovani.
Il Papa si presenta, come a tutti, anche ai giovani per quello che è e per quello che sempre è stato. Non assume pose accattivanti e posticce; in altre parole non si cimenta ridicolmente a fare l’attore per cercare falsamente di piacere. Egli si dà con tutto se stesso, limpido e lineare, semplice ed umile, spontaneo e per questo sincero. In un mondo di ipocriti un tale complesso di doti, specialmente in u n personaggio di alto rango è scoperta di sicura rarità. I giovani sono i primi a scoprirla là dove si trovi.
Il papa, inoltre, fedele al suo motto e al suo altissimo ufficio, non dice altro che la verità, nelle sue spesso sgradevoli esigenze, non cerca di edulcorarla per renderla più accettabile, specialmente quando essa si propone con esigenze che non ammettono compromessi ed addolcimenti. E’ per questo che Benedetto XVI torna continuamente a condannare il relativismo – “è vero ciò che mi piace”- e a Colonia, proprio parlando ai giovani ha condannato senza appello quella che ha chiamato “la religione fai da te”. Troppo spesso, infatti i maestri dei giovani credono di poter essere più facilmente accettati e seguiti se tacciono o addomesticano le verità più crude, specie se ostiche ad un mondo giovanile che ha fama di essere insulso, superficiale, senza valori, specie nel campo dell’etica.
Il Papa, come tutti i grandi maestri e, soprattutto come Gesù nel Vangelo non ha avuto e non ha paura di mettere rudemente i giovani dinanzi alle loro precise responsabilità. Questi apprezzano certamente tale sincerità, specie se è accompagnata negli adulti da una rigida coerenza di vita anche se poi in pratica, stante la loro fragilità, ammettono di non essere capaci di attuare nelle loro interezza gli insegnamenti loro impartiti
Il Papa questo lo sa ed agisce di conseguenza. I giovani lo hanno capito e gli vanno dietro con gioia.
Come non auspicare da questa luminosità aurorale un meriggio pieno di sole?
